Il nulla assoluto: un viaggio nell’inesistenza
Quando il vuoto diventa protagonista

Il niente. Un concetto sfuggente, un’idea che sfiora la mente ma si dissolve appena si prova ad afferrarla. Cos’è il nulla? È l’assenza di tutto o qualcosa di più profondo? Forse è solo un’illusione, perché nel momento in cui si pensa al niente, esso diventa qualcosa.
Eppure, il nulla ha un suo spazio. È il silenzio tra le parole, il vuoto tra le stelle, la pausa tra un battito e l’altro del cuore. È la sensazione di fissare un muro bianco senza pensieri, la pagina vuota prima che l’inchiostro inizi a scorrere. Il niente è protagonista nei momenti di attesa, in quelle frazioni di secondo in cui sembra non accadere nulla e invece accade tutto.
Nel mondo frenetico di oggi, il niente è un lusso. Siamo bombardati da stimoli, da informazioni, da rumori. Prendersi un attimo per il niente è un atto di ribellione. Spegnere lo smartphone, chiudere gli occhi e abbracciare il vuoto può trasformarsi in un’esperienza profonda.
Ma il nulla spaventa. L’idea di un’esistenza senza senso, di un vuoto cosmico senza scopo, può generare inquietudine. Per questo, riempiamo il niente con parole, immagini, suoni. Temiamo il silenzio, il vuoto, il non essere.
Eppure, il niente è necessario. Senza di esso, non esisterebbe il pieno. Senza pausa, la musica sarebbe solo rumore. Forse il nulla è solo l’ombra del tutto, un riflesso dell’infinito.
E alla fine, anche questo articolo è stato scritto su qualcosa che non esiste. Ma ora esiste.